mercoledì 23 gennaio 2013

Auschwitz: per non dimenticare



In occasione del giorno della memoria, il 27 gennaio, i ragazzi del PON del giornalino hanno voluto ricordare tutte le vittime di Auschwitz descrivendo cosa succedeva in quel piccolo paesino della Polonia.
Il campo di lavoro, così chiamato dai tedeschi, fu reso operativo dal 14 giugno 1940 fino al 27 gennaio 1945 .
 A volte i video di propaganda tedeschi non mostravano realmente quello che accadeva in quei luoghi; moltissimi tedeschi credevano che gli Ebrei andassero  in luoghi sicuri e non in campi di sterminio, costretti ad un destino orribile.
I cittadini tedeschi capiranno l’orrore dei campi di concentramento solo al termine del conflitto e comprenderanno il dolore provato da milioni di deportati.
Il numero di prigionieri rinchiusi contemporaneamente in questo campo variò da 15.000 ad oltre 20.000 persone. Nelle camere a gas e nei forni crematori del lager furono uccise circa 70.000 persone tra Ebrei, Russi, Polacchi e Rom.
I tedeschi volevano sterminare l’80% della popolazione polacca-ebraica e ripopolare la Polonia con la razza ariana perché loro la ritenevano superiore a tutte le altre; infatti durante le prime fasi dell’invasione nazista venivano eseguite numerose fucilazioni di massa.
A volte c’erano suicidi nelle file dell’esercito tedesco, perché i soldati faticavano ad eseguire ordini che comportavano la fucilazione di donne, vecchi e bambini.
Noi ad Auschwitz - 4 maggio 2012
Per aumentare l’estensione dei campi di concentramento, i tedeschi sottrassero sempre più proprietà ai polacchi ed Aushwitz arrivò ad occupare fino a 40 chilometri quadrati; la superficie del campo conteneva anche alcune aziende agricole e di allevamento, volute direttamente da Hitler per farvi lavorare gli Ebrei come schiavi.
Questo articolo è stato scritto dai ragazzi che sono stati lo scorso anno ad Auschwitz e  hanno realmente visto tutto ciò e quindi sono testimoni delle orribili atrocità compiute in quel luogo.
Vincenzo Castellano, Chiara Rita de’ Gennaro, Ciro Parlato, Lucio Cocorullo.

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